30/09/2015
L’ultimo giorno di City Free: tra sogni interrotti e vane illusioni
Cari fans e follower di CityFree,
questo sarà l’ultimo post dell’avventura di City Free, un’avventura durata 3 anni e che finisce qui. Alcuni si staranno chiedendo come sia possibile dato che avete fatto l’alfa test a settembre 2013, i primi test aperti al pubblico lo scorso dicembre e lanciato la piattaforma lo scorso 22 maggio, come mai questa breve vita?
La storia è semplice. Quando abbiamo presentato il progetto City Free eravamo pieni di entusiasmo e voglia di fare bene. Eravamo un po’ più giovani e idealisti e forse anche parecchio ingenui. Avevamo belle idee in testa. Proporre il servizio a Palermo, Enna, Catania, utilizzando la nostra terra per fare un test di gradimento del servizio per poi estendere l’idea al resto d’Italia, d’Europa e perché no, del mondo.
Dopo 7 mesi di lavoro preparatorio, dopo aver contattato fornitori, consulenti, lavoratori, aver fatto piani previsionali, riempito un sacco di caselle in famigerati file excel, contratto un fido bancario per iniziare le attività progettuali, riceviamo una telefonata dal Ministero che convoca noi e gli altri 56 progetti di Social Innovation a Roma. L’Autorità di Gestione ci deve parlare.
Carichi di energia positiva, nella speranza che avremmo visti i primi finanziamenti di lì a breve, ci presentiamo nella sede del Ministero dove il funzionario incaricato ci comunica che il contratto di concessione dei finanziamenti che avevamo firmato a luglio non era più valido. Dovevamo firmarne uno nuovo in cui era stato aggiunto il famigerato articolo 8, articolo secondo cui alla fine delle attività progettuali la proprietà intellettuale rimaneva del Ministero.
Dentro City Free, così come dentro i progetti dei miei colleghi di Social Innovation c’erano le nostre speranze, i nostri sogni, le nostre notti insonni, durissimo lavoro e abbiamo fino ad oggi vissuto nell’illusione che qualcosa sarebbe cambiata. Che senso avrebbe avuto finanziare questi progetti se poi non avrebbero potuto proseguire le proprie attività anche alla fine del periodo di finanziamento grazie ai propri ideatori, creando economia, occupazione e una speranza per il sud Italia?
Purtroppo la storia di City Free, come tante altre non ha molto senso, anzi non ne ha proprio nessuno. Abbiamo cercato invano di fare riflettere l’Autorità di Gestione, ma senza alcun successo.
Purtroppo City Free non ci appartiene più. Adesso è di proprietà del MIUR. Non sappiamo in che cassetto finirà City Free a riempirsi di polvere, e sinceramente ci interessa poco. Questa è l’Italia delle occasioni perdute.
Vogliamo però ringraziare con un grande abbraccio tutti voi che avete creduto in noi e nel progetto.
Grazie a tutti voi, siete oltre 4.500 gli iscritti alla piattaforma. Avete conosciuto City Free grazie alle bellissime e bravissime ragazze che hanno collaborato per la diffusione delle attività progettuali o grazie al grandissimo passaparola che si è diffuso in questi mesi. Questo ci rende davvero speranzosi nel futuro, anche se non nell’immediato.
Ringraziamo tutti collaboratori, consulenti e lavoratori che hanno reso possibile questo sogno, e che ogni giorno hanno dedicato tempo, gioie e dolori di questo lungo viaggio.
Questo è un addio, ma non vogliamo che sia triste. Siamo, infatti, fermamente convinti che sia necessaria la morte di un piccolo seme per dar vita ad una pianta o ad un albero. Speriamo che un giorno City Free possa, come un piccolo seme, reincarnarsi in qualcosa di bello e diventare così un “grande albero”.
Namasté,
Il team di City Free
Ps: se volete scriverci la nostra casella email sarà ancora attiva per un po’ [email protected]