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Fps Agenzia di comunicazione e marketing

FpS Agency è un'agenzia di marketing e comunicazione integrata, attiva dal 2009 e con sede a Milano in Via Filippo Argelati, 10. Siamo specializzati nello sviluppo di strategie digitali data-driven e su misura, volte a generare awareness e conversioni misurabili. I nostri servizi chiave includono:

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Digital Marketing & ADV: Campagne pubblicitarie online su Google, social e Performance Marketing per risultati concreti.

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SEO & Content Marketing: Ottimizzazione organica e produzione di contenuti strategici (testi, video, podcast) per potenziare il brand.

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Web Dev & Design: Creazione di siti web, e-commerce e App veloci, ottimizzati per l'utente e il posizionamento.

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Ufficio Stampa & Influencer Marketing: Gestione della comunicazione sui media e costruzione di community.

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Neuromarketing: Approccio basato sui processi cognitivi per campagne più efficaci. Lavoriamo per trasformare i budget in risultati concreti, affiancando clienti di rilievo come Google Italia, Sky e Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Su Repubblica Milano abbiamo raccontato come lavoriamo sulla visibilità delle aziende nelle risposte dell’intelligenza a...
07/10/2026

Su Repubblica Milano abbiamo raccontato come lavoriamo sulla visibilità delle aziende nelle risposte dell’intelligenza artificiale.

Una cosa che nelle slide resta implicita: non si tratta di «piacere all’AI». Dire con chiarezza cosa fai, per chi e dove serve all’AI per capirti. Ma serve prima di tutto al cliente che arriva sul tuo sito.

Hai fatto il test della slide 6 e la risposta non ti convince? Scrivici in DM.

L’articolo è nelle storie.

Una stella. Per il sole.Cibo ottimo, servizio gentile, prezzi giusti. Ma l’ombrellone era chiuso. Abbiamo dato la stessa...
01/10/2026

Una stella. Per il sole.
Cibo ottimo, servizio gentile, prezzi giusti. Ma l’ombrellone era chiuso.
 
Abbiamo dato la stessa recensione alla stessa AI.
Una risposta fa polemica con il cliente.
L’altra se lo riprende.
 
Tu quale avresti pubblicato, la A o la B?
 
C’è un dettaglio che nel carosello non vedi. Alla prima prova avevamo chiesto all’AI di scrivere «cosa abbiamo cambiato», senza dirle cosa. Se l’è inventato. Una promessa mai fatta, pronta da pubblicare con il tuo nome sotto.
 
Per questo le tre righe dell’ultima slide le scrivi tu.
Il prompt completo è nel primo commento: salvalo prima della prossima stella.

C’è un dettaglio che rende il problema difficile da vedere.
Se per la campagna una conversione è semplicemente una compi...
22/09/2026

C’è un dettaglio che rende il problema difficile da vedere.

Se per la campagna una conversione è semplicemente una compilazione del form, 40 contatti e 40 contatti buoni possono sembrare esattamente la stessa cosa.

Il test fatelo da soli: è mezz’ora e non vi serve nessuno.

Quello che si blocca è il passo dopo — tradurre quelle tre righe in targeting, pagina e form senza perdere per strada i contatti buoni.

Se vi blocca lì, scriveteci.

Uno studio su oltre un milione di contenuti ha rilevato che il 40,5% dei post lunghi su LinkedIn è interamente generato ...
16/09/2026

Uno studio su oltre un milione di contenuti ha rilevato che il 40,5% dei post lunghi su LinkedIn è interamente generato da un’AI.
 
Il numero fa impressione, ma non è la parte interessante. Anche perché va letto per quello che è: una stima. Nessun rilevatore riconosce con certezza assoluta un testo scritto da una macchina.
 
La parte interessante è un’altra. LinkedIn è un terzo dei contenuti analizzati, ma concentra il 62% di tutto quello che è stato rilevato come AI. Su una piattaforma dove pubblicare è quasi un obbligo professionale, l’AI serve soprattutto a riempire.
 
Il problema non è usare l’AI per scrivere un post. Il problema arriva quando la usiamo per inventarci qualcosa da dire, solo perché il calendario dice che oggi bisogna pubblicare.
 
Prima viene l’idea. Poi viene il post.
 
Quand’è l’ultima volta che avete pubblicato qualcosa che avevate davvero da dire?

Uno studio su oltre un milione di contenuti ha rilevato che il 40,5% dei post lunghi su LinkedIn è interamente generato ...
16/09/2026

Uno studio su oltre un milione di contenuti ha rilevato che il 40,5% dei post lunghi su LinkedIn è interamente generato da un’AI.
 
Il numero fa impressione, ma non è la parte interessante. Anche perché va letto per quello che è: una stima. Nessun rilevatore riconosce con certezza assoluta un testo scritto da una macchina.
 
La parte interessante è un’altra. LinkedIn è un terzo dei contenuti analizzati, ma concentra il 62% di tutto quello che è stato rilevato come AI. Su una piattaforma dove pubblicare è quasi un obbligo professionale, l’AI serve soprattutto a riempire.
 
Il problema non è usare l’AI per scrivere un post. Il problema arriva quando la usiamo per inventarci qualcosa da dire, solo perché il calendario dice che oggi bisogna pubblicare.
 
Prima viene l’idea. Poi viene il post.
 
Quand’è l’ultima volta che avete pubblicato qualcosa che avevate davvero da dire?

Abbiamo aperto i siti di tre aziende dello stesso settore. Meccanica di precisione, Lombardia, nessuna concorrente dell’...
11/09/2026

Abbiamo aperto i siti di tre aziende dello stesso settore. Meccanica di precisione, Lombardia, nessuna concorrente dell’altra.

Abbiamo letto solo la prima cosa che vede un cliente: il titolo dell’homepage e il testo di apertura.

Qualità. Esperienza. Precisione. Tecnologia. Poi il parco macchine, sempre.

Scambiate i nomi e non se ne accorge nessuno.

Non è un problema di copywriting. Queste aziende dicono quello che il settore ha imparato a dire di sé, e il risultato è che chi legge non sceglie voi: verifica solo che non siate peggio degli altri.

Provate voi: descrivete la vostra azienda qui sotto in una riga. Senza «qualità».



> Erano sei, i siti che abbiamo aperto. Ne abbiamo messi tre perché gli altri dicevano le stesse cose.

«Se le bozze le scriviamo noi, costa meno?»Ce l’hanno chiesta la settimana scorsa. Risposta onesta: certo. Ma non è lì c...
08/09/2026

«Se le bozze le scriviamo noi, costa meno?»

Ce l’hanno chiesta la settimana scorsa. Risposta onesta: certo. Ma non è lì che si risparmia.

Scrivere il post viene dopo. Prima bisogna capire cosa raccontare, perché e a chi.

Provate con tre domande sull’ultima settimana:
cosa è successo?
chi se n’è accorto?
chi ha capito che andava detto?

Nella maggior parte delle aziende la terza risposta non c’è. Non perché non succeda niente. Perché nessuno ha il compito di accorgersene mentre succede.

Il contenuto non si inventa. Si trova. Ed è quasi sempre già dentro l’azienda.

Meta paga 16,7 miliardi di dollari per chiudere la causa sulla dipendenza dei minori dai social. Il giorno dell’accordo,...
27/08/2026

Meta paga 16,7 miliardi di dollari per chiudere la causa sulla dipendenza dei minori dai social. Il giorno dell’accordo, il titolo è salito in Borsa.

I mercati hanno già messo in conto la multa. Il costo che non si assorbe è l’altro: per la prima volta Meta si impegna per contratto a far passare meno tempo agli adolescenti sulle sue piattaforme. Meno tempo, meno impression; controlli sull’età più severi, platee più piccole per chi compra pubblicità.

Nel carosello: cosa cambia sulle piattaforme e qual è la metrica da controllare subito.

Manda questo post a chi pianifica campagne su un pubblico giovane. Poi apri i report e guarda quanto pesa quel segmento sul budget: cinque minuti.

Fonte: Bloomberg, 26 agosto 2026.
La copertina è generata con l’IA

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