18/09/2025
Qualche anno fa ho seguito un consulente che si vantava delle sue “50 telefonate al giorno”.
Agenda piena, energia a mille, tabelle f***e di numeri.
Alla fine del mese, però, il risultato era deludente: un solo cliente firmato.
E lì ho pensato: tutta questa fatica… per cosa?
Lo stesso succede sui social.
Ci si innamora delle vanity metrics: il numero di follower, la viralità di un video, la bellezza di un’immagine patinata.
Sembrano successi, ma se non portano conversazioni, clienti, contratti… restano solo applausi nel vuoto.
È la zona 1: comfort. Movimento senza progresso.
Le metriche di output (quanti post, quante views, quanti like) ti danno l’illusione di crescere.
Ma la crescita vera la raccontano gli outcome: clienti firmati, vendite chiuse, problemi risolti.
È un tema che ho visto trattare spesso anche da : le vanity metrics fanno rumore, ma non sempre raccontano il valore vero.
Per chiarire ho preparato lo schema che accompagna questo post:
Zona 1 (Comfort) → follower, viralità, like, immagini curate → Illusione di produttività.
Zona 2–3 (Fuori comfort) → azioni scomode, copy persuasivo, conversazioni vere → Crescita reale.
👉 Fare 50 telefonate non significa crescere.
Chiudere 3 clienti da 10 telefonate sì.
Lo stesso vale per i social: 100 like non valgono quanto una telefonata che si trasforma in proposta.
E tu?
Quali metriche stai usando oggi per capire se stai davvero crescendo?
Ogni martedì una storia vera di marketing: errori, clienti sbagliati, scelte che ti cambiano.