Dopo il diploma da Grafico Pubblicitario, ottenuto con il massimo di voti, frequento la LABA, Libera Accademia di Belle Arti, di Brescia, con indirizzo “Graphic Design e Multimedia”. E proprio lì, in università, incontro la fotografia, e prima ancora, Corrado Galli, un fotografo eccezionale ed un docente appassionato e speciale. Insieme a lui, scopro l’importanza della luce, il rispetto per le pro
porzioni. Presto, mi rendo conto che le ore settimanali di lezione non bastano. E allora, inizia il lavoro da casa: manuali tecnici, alternati a libri sulla storia e la teoria della fotografia. Di nascosto, inizio ad usare la reflex a pellicola di mio padre, capisco i principi fondamentali, i “giochi” tra diaframma e otturatore. Di questo non parlo a nessuno, e non certo perché me ne vergogni, ma perché non ho ancora ben chiaro in testa, dove tutto questo, un giorno mi porterà. Perché, non credo fino infondo nell’improvvisazione, ma, al contrario, nello studio e nell’impegno quotidiano. Mi presento al primo esame di fotografia con un progetto sulla musica. Sono scatti in bianco e nero, caratterizzati da un forte contrasto chiaroscurale. Perché studiando, mi appassiono alla fotografia di Mario Giacomelli, e in qualche modo, tento di ispirarmi a lui. Nel Febbraio di tre anni dopo, mi laureo con una tesi fotografica sulla vita nella campagna cremonese a partire dagli anni ‘40. Una tesi letta e riletta, scritta e riscritta. Accantonata per mesi e poi ripresa in mano. E con rispetto, accompagnata verso il traguardo finale. Intraprendo la carriera da freelance, nel Marzo 2014. Quello che mi spinge verso la grafica e la fotografia, è la passione, il desiderio di farne il mio lavoro, e vivere di questo. La street photography (fotografia di strada) è senz’altro la corrente fotografica che influenza il mio stile. Le mie immagini non sono altro che istantanee di vita, perché ciò che amo di questo genere fotografico, è la perfetta sintonia che si deve raggiungere con la vita, percependone odori, colori, particolari. Essere uno street photographer, significa imparare ad osservare, a non pensare ma ad essere veloci, istintivi, gettandosi sempre all’interno della scena da immortalare, perché viverla è il miglior modo per rappresentarla. E per fare questo, diventa fondamentale mettere sullo stesso piano la mente, l’occhio e il cuore, come suggeriva Henri Cartier Bresson, pioniere di questa corrente. E’ questa tipologia di sguardo, istintivo e al limite del reportage, che cerco di riversare in ogni lavoro: che siano pose di moda, matrimoni, cerimonie, fotografie urbane o paesaggistiche. Perché della fotografia, amo soprattutto la schiettezza e la verità.